Sua Santità il XIV Dalai Lama: il Buddhadharma inizia davvero solo da qui


Sua Santità il XIV Dalai Lama:

«In questo contesto, con l’espressione “essere sotto il dominio”, ci riferiamo a questi aggregati appropriati come “vera sofferenza” e dotati delle quattro caratteristiche di impermanenza, sofferenza, vacuità e mancanza di natura intrinseca. Sono impermanenti nel senso che si disintegrano momento per momento. Inoltre, il processo di disintegrazione non avviene a causa dell’incontro con una causa esterna, ma è proprio la causa che li ha prodotti ad avere la natura di disintegrarsi momento per momento; pertanto essi sono sotto il dominio, il controllo della loro causa. Se ci si chiede quale sia tale causa, la risposta è l’ignoranza.

L’ignoranza è una mente errata, una mente che non conosce. Quindi questa stessa vita che abbiamo è stata causata da una mancanza di conoscenza, da una mente errata. Quando ci si rende conto che la nostra vita è sotto il dominio di una mente errata, ci si sente un po’ a disagio, vero? Allora, a seconda di quella mente errata, si genera il desiderio e il desiderio produce il nodo dell’esistenza tra i dodici anelli dell’origine dipendente. Il nodo dell’esistenza produce quindi la nascita. Pertanto questa afflizione, l’ignoranza, una mancanza di conoscenza riguardo alla realtà, questa ignoranza della «così-ità» [il modo in cui le cose sono] è ciò che dà origine alla coppia «attaccamento e avversione», in particolare all’attaccamento, che fa parte del desiderio: la nostra vita è sotto il dominio di tale ignoranza. È una situazione piuttosto sfortunata, non è vero?

Quando pensiamo all’ignoranza, pensiamo a qualcosa di negativo, a una mancanza di conoscenza, a confusione. Questa confusione, questa mancanza di conoscenza che consideriamo negativa, è il nostro padrone! Quando risaliamo alla causa che ha prodotto la nostra nascita, ci imbattiamo in questa ignoranza. In questo modo ci rendiamo conto di essere sotto il dominio di un’afflizione [non è piacevole, vero?]

Inoltre si parla di aggregati appropriati perché essi sorgono a causa del karma e delle afflizioni: ciò che viene appropriato sono questi nostri aggregati e ciò che causa tale appropriazione è il karma e le afflizioni. Poiché questi aggregati sono sotto il dominio del karma e delle afflizioni, sono naturalmente dotati di cattive propensioni, ovvero propensioni o inclinazioni a generare afflizioni. Si potrebbe parlare di queste afflizioni — quali «attaccamento, avversione», orgoglio e così via — come di «fattori biologici»: esse vengono all’esistenza in base al nostro tipo di nascita; da questa prospettiva si può parlare della causa come di un «appropriatore», un fattore che causa l’appropriazione.

In passato questo nostro corpo è stato causato dalle afflizioni, in particolare dal desiderio basato sull’ignoranza. Poiché è causato dalle afflizioni, questo corpo tende naturalmente, è incline a generare nuovamente afflizioni, come se le afflizioni fossero un fattore ausiliario che lo aiuta a prosperare. Quando riflettiamo profondamente su questo processo, arriviamo a pensare con grande serietà: «Quanto sarebbe bello separarci da questi aggregati appropriati». Arriviamo a pensare che, finché siamo sotto il dominio di questi aggregati, non c’è modo di essere felici. Finché siamo sotto il dominio dell’ignoranza, il benessere non può esistere.

La nascita di questi pensieri dipende principalmente dalla riflessione sugli svantaggi delle afflizioni. Se si riflette attentamente sui difetti delle afflizioni, si genererà automaticamente il seguente pensiero: «Questi aggregati appropriati, poiché sono sotto il dominio delle afflizioni, non sono qualcosa di auspicioso, sono sfortunati!». Ci si sentirà stufi di essi, si avrà la sensazione di averne abbastanza di questi aggregati appropriati. Questo a sua volta spingerà a considerare la sofferenza pervasiva dei fenomeni causati, con una mente stanca di dover sperimentare questo tipo di sofferenza.

Successivamente si considererà cosa potrebbe porre fine a questi aggregati appropriati causati dall’ignoranza, e la risposta è: «abbandonare l’ignoranza». Una volta abbandonata l’ignoranza, la causa che ha prodotto questi aggregati appropriati, ovviamente questo corpo non verrà più all’esistenza. Pertanto, quando si parla di liberazione, si intende il superamento delle afflizioni in generale e, in particolare, la vittoria sul nemico dell’ignoranza; in questo modo saremo liberi dal nostro nemico e, di conseguenza, saremo liberi dalle sofferenze della nascita, della malattia, della vecchiaia e della morte; avremo superato la nascita, la malattia, la vecchiaia e la morte.

Per liberarci dalle sofferenze della nascita, della malattia, della vecchiaia e della morte, dobbiamo superare la causa che le ha prodotte, ovvero le afflizioni. Dobbiamo ottenere la vittoria sulle afflizioni e liberarci dal loro giogo. Questa è la sequenza di riflessioni che dobbiamo intraprendere; questi pensieri sono davvero potenti e in grado di scuotere le fondamenta. Pertanto, quando parliamo di rinuncia, o di emersione definitiva, non intendiamo emersione definitiva solo dalla sofferenza del dolore [avere il desiderio di essere liberi solo dalla sofferenza del dolore]; qui stiamo parlando dell’atteggiamento di voler essere totalmente liberi dalla sofferenza pervasiva dei fenomeni causati. Il termine «rinuncia» [desiderio di emergere definitivamente] implica ciò da cui si vuole emergere o da cui si vuole essere liberi e dove si vuole emergere, dove si vuole liberarsi: si vuole emergere dalla nascita samsarica, dagli aggregati appropriati e si vuole essere liberi nello stato di liberazione.

La seconda nobile verità sull’origine della sofferenza può essere descritta in termini di tre origini: «l’origine che è il karma», «l’origine che sono le afflizioni» e «l’origine che è la nascita». L’origine in termini di nascita indica una nascita prodotta dal karma e dalle afflizioni [se è un’origine, significa che è una fonte di sofferenza]. Questi principi sono come la specialità del Buddhadharma; il Buddhadharma inizia davvero solo da qui».

Traduzione Fabrizio Pallotti

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